PARI OPPORTUNITA’ NELLA FORMAZIONE

Accademia Formaweb, nel rispetto dei principi delle pari opportunità, promuove all’interno di ogni progetto e di ogni percorso formativo:

  • la presenza e la valorizzazione di una risorsa interna professionale con comprovata esperienza documentata sulla tematica in oggetto, quale garante del coinvolgimento delle istituzioni di parità nella realizzazione e nel monitoraggio dei progetti e nell’applicazione della dimensione di genere;
  • l’inserimento nel percorso formativo di moduli specifici al fine di cogliere la dimensione di genere attraverso docenze specifiche; La proposta formativa sulle Pari Opportunità, partendo dall’analisi dei fabbisogni, è stata contestualizzata in aula in relazione all’età, al sesso, alle esperienze di vita pregresse dei/delle partecipanti, fornendo quei contenuti atti a sviluppare riflessioni, consapevolezza e comportamenti coerenti con i principi delle pari opportunità in ambito lavorativo e familiare.
  • la presentazione di percorsi destinati ad una prevalente presenza femminile (> 60%) e finalizzati a formare professionalità operative di produzione non tipicamente femminili nel settore ICT, uno dei pochi settori che promuove misure volte alla Conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

 

Pari Opportunità in Italia

In Italia, il percorso verso il concetto delle Pari Opportunità parte dal 1945, quando, col diritto di voto esteso a tutti i cittadini senza alcuna distinzione di sesso, la Costituzione riconosce a uomini e donne la parità. In realtà trascorrono molti anni prima che siano emanate delle leggi che accolgano quanto previsto dalla Costituzione; sarà infatti necessario modificare lo stato di famiglia e redigere una nuova legislazione in merito per eliminare, a livello giuridico, la concezione patriarcale della famiglia.

Sino agli anni Settanta la legislazione tende a “tutelare” la figura femminile piuttosto che a sancirne la parità nei confronti dell’uomo; gli interventi sono volti a salvaguardare i diritti delle donne la cui condizione continua ad essere inferiore a quella degli uomini.

 

Riferimenti legislativi

Degna di nota è la Legge 1204/71 che tutela la donna nell’ambiente di lavoro, vietandone, ad esempio, il licenziamento durante la gravidanza o assicurandole il mantenimento del posto di lavoro al termine del periodo previsto per la maternità.

Nel 1975, grazie al nuovo diritto di famiglia, si giunge alla parità di genere.

Nel 1977 con la Legge n. 903 del 9 dicembre “Parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro” vengono gettate le basi per un’effettiva parità lavorativa. L’importanza di questa normativa risiede nel fatto che essa ha vietato qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l’accesso al lavoro, la carriera, la qualifica, le mansioni e la formazione. Qualora le prestazioni lavorative siano uguali a quelle di un lavoratore, una lavoratrice ha diritto ad essere retribuita in ugual misura.

La legge 125/91 “Azioni positive per la realizzazione della parità uomo-donna” contribuisce a migliorare la condizione femminile in ambito lavorativo. Attraverso una serie di Azioni Positive, misure temporanee per accelerare il processo di uguaglianza, il concetto di Pari Opportunità viene esteso a tutti i campi, da quello economico a quello sociale. Tali azioni sono volte a favorire l’occupazione delle donne, la crescita nelle carriere o l’accesso al lavoro autonomo ed imprenditoriale. L’obiettivo principale della legge è di realizzare l’uguaglianza fra uomini e donne, rimuovendo gli ostacoli che impediscono la realizzazione della parità di genere.

I relativi ambiti di intervento delle “azioni positive” sono:

  • formazione, sia scolastica che professionale;
  • accesso all’impiego;
  • progressione di carriera;
  • inserimento di figure femminili in ambiti in cui esse sono sottorappresentate;
  • migliore ripartizione delle responsabilità familiari tra uomo e donna.

 

La legge 125/91 concede un contributo, pari al rimborso parziale o totale delle spese sostenute, a tutti quegli enti, pubblici e privati, che adottino progetti di “azioni positive”; fra questi la precedenza viene data ai progetti concordati tra datori di lavoro ed organizzazioni sindacali.

Il rafforzamento di una politica più strutturata in favore delle politiche di genere ha permesso, nell’ultimo decennio, di raggiungere una serie di obiettivi, quali l’istituzione di un Dipartimento per le Pari Opportunità e la nomina di una Ministra.

Di notevole importanza è la Legge 215/92, che promuove la creazione e lo sviluppo dell’imprenditorialità femminile, anche in forma cooperativa. La legge prevede un finanziamento rivolto alle iniziative che promuovono l’avvio di attività imprenditoriali gestite principalmente da donne.

Il D.Lgs. n. 61 del 25 febbraio 2000 stabilisce delle norme sul lavoro a tempo parziale, tipologia di contratto che aiuta le donne a conciliare i tempi di vita professionale con la vita familiare.

In quest’ottica si colloca l’approvazione della legge sui congedi parentali (Legge 53/00). Essa stabilisce, fra l’altro, l’istituzione del congedo per la formazione dei lavoratori che devono terminare gli studi. Nell’ambito della Legge 53/00 è prevista, infine, la realizzazione di “piani di orario delle città” da predisporre a cura delle diverse amministrazioni locali; esse provvederanno a definire norme per il coordinamento degli orari degli esercizi commerciali, dei servizi pubblici e degli uffici periferici delle amministrazioni pubbliche, tenendo conto delle esigenze dei cittadini che risiedono e lavorano nel territorio di riferimento.

In esecuzione dell’art. 15 della Legge 53/00 viene emanato il D.Lgs. n. 151 del 26 marzo 2001 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità”.